Pensiero di Quaresima

quaresimaSiamo in Quaresima, tempo di penitenza e di digiuno. Penitenza significa infliggerci qualche pena, della quale l’uomo non può far senza per aver diritto alla sua cena. Digiuno significa non essere intemperante nel cibo, ma usare equilibrio in ogni cosa, quindi anche nell’alimentazione; accettare ingiurie e percosse immeritate per amore di Cristo che subì Passione e Morte per amore nostro; distaccarsi dai piaceri della carne, pensando alle umiliazioni che Gesù dovette subire denudato sulla croce.
Noi, poveri derelitti tutti quanti, quando ci sentiamo un po’ malfermi in salute incominciamo a capire chi siamo, che abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Del resto nel Corpo mistico siamo tutti legati come lo sono i grani della corona del rosario.
Se si cammina insieme si costruisce senza crolli e scoraggiamenti, perché l’uno sostiene l’altro. Se hai fatto qualcosa di bene continua a considerarti amico di Cristo. Sta infatti scritto: «Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). Gesù considera i Suoi amici come eredi del Suo Regno. Se Gesù ha sacrificato per noi il Suo Corpo e il Suo Sangue perché abbiamo peccato, cosa ci darà per averLo amato?
Gesù, prima della Sua vita pubblica si ritirò nel deserto a pregare per quaranta giorni e quaranta notti per chiedere luce e forza per la salvezza delle anime. Superò anche le forti tentazioni del diavolo. Tutto ciò per dare esempio all’uomo povero peccatore. Prima della Sua Passione e Morte si ritirò a pregare nel Getsemani per chiedere forza al Padre per salire il Calvario. Ha pregato così: «Padre, se vuoi, allontana da Me questo calice! Tuttavia non sia fatta la Mia, ma la Tua volontà» (Lc 22,42). E un Angelo Lo confortò.
Che quadri meravigliosi ci ha lasciato Gesù in eredità da meditare! Quanto grande è stata la Sua obbedienza al Padre. Pensiamo a quanto Gli sarà costato lasciare il Suo lavoro apostolico tra le genti per morire e versare tutto il Suo Sangue sulla croce. Questo ci dice che Dio gradisce di più l’immolazione di noi stessi che le nostre opere.
Dio è forza che avvampa e che sconvolge, che nobilita, che converte e che santifica. Sia il fuoco che la bufera servono per farti rimanere nell’eterna primavera di Cristo, virgulto fiorito che darà i frutti nell’estate abbondante, quando presso di te chi avrà fame potrà saziare le sue brame di vita eterna. Era necessario che Cristo morisse perché l’uomo non morisse in eterno.
È risorto, Lui, il Maestro impeccabile, la Purezza infinita, dopo d’aver pianto ed esser stato abbeverato di mirra e d’aceto, perché ogni anima bevesse alla Sua fontana e si cibasse, almeno a Pasqua, del Suo Corpo e del Suo Sangue, dopo essersi lavata nel Sacramento della Riconciliazione. Deponi la zappa, il martello, il piccone, la penna, l’ago e la scopa, il pennello, e ogni pensiero umano di tribolazione passeggera. Ruba un po’ di tempo al tempo, e svegliati! E decidi presto per il bene dell’anima tua. Sii fedele imitatore di Cristo e conservatore della tua vita, quella vita che non ti verrà tolta dalla morte. Talvolta ti vendi a poco prezzo. Stai a discorrer tanto per risparmiare un poco nelle compere materiali, e poi vendi te stesso e non te ne curi affatto di ciò che dovrebbe essere l’unico pensiero della tua vita: la salvezza dell’anima. Fratello e sorella cerca di risparmiare il tempo che usi per cose inutili e rifletti un po’ di più sui mezzi da prendere per migliorare il tuo spirito.