ASSEMBLEA DI CHIESA IL 12 GIUGNO

IL MODERATORE DEL PRESBITERIO

visto l’art. 5 dello Statuto
visto l’atto n. 23/2016 del Presbiterio

CONVOCA

per Domenica 12 giugno alle ore 7.00 in prima convocazione e alle ore 12.00 in seconda convocazione presso la Casa del Popolo di Settignano (Via S. Romano, 1)

L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DELLA CONGREGAZIONE

con il seguente Ordine del Giorno:

1) Preghiera a cura del pastore
2) Modifica dell’art. 6 dello Statuto.
3) Considerazione sulla Settimana di preghiera per le vittime dell’omofobia 2016
4) Rapporti con il movimento LGBTQI*, con i gruppi cattolici e con la Casa del Popolo di Settignano
5) Iniziative anno ecclesiastico 2016/2017 proposte dal Presbiterio (Festa Rainbow, 500° anniversario della Riforma, Festival Nazionale del Libro cristiano)
6) Diaconia comunitaria
7) Altre iniziative anno ecclesiastico 2016/2017
8) Elezione del Presbiterio
9) Varie ed eventuali

Hanno diritto di voto tutti i membri della CCM/MCC di Firenze. Possono assistere e prendere la parola i catecumeni, i simpatizzanti e specialmente i soci della Casa del Popolo di Settignano.

Firenze, 28 maggio 2016

Il Moderatore del Presbiterio

Rev. Dr. Andrea Panerini

Perché l’amore è… amore

Un bellissimo video del gruppo The Irrepressibles sull’amore che supera i confini e i pregiudizi…

Traduzione in italiano:

Se te lo chiedessi ora, saresti il mio principe?
Adageresti la tua armatura e rimarresti con me per sempre?
Quando mi apri, tutto il potere che è dentro di me si muove
Come desideri vedere tutte gli abissi del vero me
Quando mi apri, tutto il potere che è dentro di me si muove
Mi sento reale

Ti amo

Quando guardo dentro i tuoi occhi
Vedo un pericolo dentro ad essi
Quando vedo la lama
Non riesco mai a nascondermi
Guardami correre, correre, correre…
Verso di te, da te, verso di te….

C’è uno strano amore dentro di me
Sta diventando più forte, più forte, più forte, più forte
C’è un pericolo che non posso nascondere
Chi sono io, è quello che sono, è quello che sono, è quello che sono

Sono innamorato

Ti costruirò, ti aiuterò a credere

C’è uno strano amore dentro di me
Sta diventando più forte, più forte, più forte, più forte
C’è un pericolo che non posso nascondere
Chi sono io, è quello che sono, è quello che sono, è quello che sono

Sono innamorato

Siamo solo due uomini innamorati

 

Sulla crisi della Grecia

gesù_mercantiMi piacerebbe che le chiese cristiane si decidessero a prendere una posizione chiara sulla Grecia. Ci sono due personaggi,potenti secondo i criteri umani, che si dicono cristiani, o almeno che militano in un partito che si chiama cristiano (?!) che stanno ricattando e strangolando un piccolo popolo, forte solo della sua dignità. Le chiese cristiane dovrebbero dire con chiarezza e fermezza che le persone vengono molto prima del denaro e che qualsiasi colpa abbiano, nessuno, ripeto nessuno, ha il diritto di costringerle alla fame, alla miseria, alla disperazione. Non mi riferisco a valori politici quali la democrazia, il diritto di ciascun popolo di scegliersi i governanti, il diritto di ogni stato alla sovranità e all’indipendenza. Mi riferisco ai valori che Cristo ci ha insegnati. Quando nel vangelo di Luca (14, 1-6) leggiamo: “Chi di voi, se gli cade nel pozzo un figlio o un bue, non lo tira subito fuori in giorno di sabato?”, Gesù ci vuol dire che prima del rispetto di regole formali , prima di qualunque regola umana, vengono le persone con i loro bisogni e le loro vite che non abbiamo alcun diritto di distruggere. Questo non vuol dire che il debitore non debba pagare i suoi debiti, ma se il creditore pretende il rispetto di scadenze e impegni che uccidono, perde di fronte a Cristo il suo diritto e diventa un persecutore. “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Marco 2, 27). Quand’è che le chiese cristiane alzeranno la voce per ricordarlo a chi usurpa il nome di Cristo?

Marta Torcini

La chiarezza che il Vangelo esige

Alcune note sugli ultimi accadimenti religiosi, sociali e politici

Editoriale di Marta Torcini, Vicemoderatore della CCM/MCC di Firenze nel numero di luglio/agosto 2015 de “La pagina cristiana”

La visita del Papa alla Chiesa Valdese di Torino ha entusiasmato tutti coloro che sperano che il dialogo fra le chiese cristiane porti progressivamente ad un riavvicinamento (se non ad una riunificazione) delle varie confessioni e denominazioni, nel reciproco riconoscimento di comunanza di valori, e di autonomia confessionale e teologica.
Un obiettivo che sembrerebbe vicino, ma che non è affatto facile da raggiungere, neppure all’interno del protestantesimo. Ci dividono fondamentalismi di vario genere (uno è per esempio il riconoscimento delle coppie gay che, nella nostra realtà, divide persino il Consiglio dei Pastori di Firenze al punto da mettere in discussione la partecipazione ad esso del nostro Pastore), particolarismi, rivendicazioni di primogenitura, che dovrebbero essere tutti rivisti alla luce dell’Evangelo, e rapidamente accantonati.
La posizione della Chiesa Cattolica Romana è però più complessa. Il processo di laicizzazione, indubbiamente in atto in Europa, ha portato all’elaborazione di nuovi standard distintivi, di nuovi caratteri culturali che hanno fatto prevalere una visione individualistica dell’esistenza e hanno condotto alla riduzione dello spazio per la solidarietà umana, nella politica come nell’etica. In politica basti pensare a come si sono ridotte in tutta Europa le tutele sul lavoro, o al vergognoso spettacolo che stanno dando le istituzioni europee di fronte al problema dei migranti, o a quello del debito della Grecia o di altri paesi: il denaro e la sicurezza sono diventati i parametri sui quali tutto viene valutato.
In campo etico si sono affermati principi quali la scelta individuale sul fine vita e sulla procreazione assistita, si è rotto il patto generazionale, è palese l’incapacità delle persone di mantenere rapporti di coppia stabili, di assumersi la responsabilità di una consapevole paternità e maternità, e questo anche, ma non solo, a causa della crisi che non aiuta i giovani a crearsi la necessaria indipendenza economica. Emerge chiarissima l’incapacità dell’istituto della famiglia tradizionale a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale, luogo di compensazione anche economica delle disuguaglianze indotte dal mercato.
Tutte le chiese sono impegnate, in un contesto di questo tipo, a ricercare strumenti per il recupero di relazioni sociali solidali e per la creazione di nuove famiglie attraverso le quali ricostruire il tessuto umano nel quale veicolare il messaggio cristiano ai più giovani ricostituendo una comunità di credenti ampia e attiva nella società.
Gli strumenti più importanti per il raggiungimento di questo obiettivo erano in passato e rimangono tuttora la famiglia e la scuola. Gli interventi del nostro governo sulla scuola pubblica mettono in evidenza un tentativo per nulla mascherato di favorire la scuola privata, attraverso una trasformazione gerarchica che svuota di partecipazione la scuola pubblica, ne rende difficile se non impossibile la riqualificazione, la orienta in senso classista, le centellina i finanziamenti. Grazie anche ai finanziamenti pubblici (in violazione della Costituzione) tutto questo rafforzerà la scuola confessionale cattolica, assolutamente prevalente in Italia, dandole spazi non facilmente accessibili ad altre confessioni e denominazioni. In Italia, almeno, le scelte del governo rendono abbastanza facile alla Chiesa di Roma un’azione riconfessionalizzante, operazione ben diversa dall’ evangelizzazione, annuncio della buona novella di Cristo senza imposizione di gerarchie e regole confessionali.
L’istituto della famiglia deve essere radicalmente rivisto. Al di là dei “family day”, manifestazioni di carattere conservatore prive di reale seguito e di senso nella società contemporanea, le chiese stanno ripensando l’istituto stesso della famiglia nella sua formulazione tradizionale.
Il risultato, per alcuni versi destabilizzante, del referendum nella cattolica Irlanda, per dire sì al matrimonio egualitario, mette le chiese, in particolare quella cattolica romana, di fronte ad una scelta.
La famiglia gay o egualitaria ripropone di fatto i valori della famiglia tradizionale: stabilità di rapporti e cura dei figli, nella quale trasmettere valori e regole di vita. Perciò il ricondurre le relazioni di coppie omosessuali o le libere convivenze all’interno di uno schema di condivisione, appare essere uno dei pochi strumenti capaci di ricostruire relazioni solidali di esistenza, creando nuove famiglie. Sta prendendo così lentamente forma un nuovo schema di relazioni sociali che costituisce il tratto distintivo del territorio europeo, il quale, benché avversato da alcune confessioni religiose, trova la forza di ottenere una protezione legale effettiva. E’ un fatto che nella gran parte dei Paesi dell’Europa sono state approvate leggi che sostengono le unioni di persone dello stesso genere o comunque le convivenze affettive, a prescindere dalla sottoscrizione del vincolo matrimoniale. Si potrebbe anzi dire che in questa situazione i matrimoni tra persone dello stesso genere costituiscono la formula più efficace per la durata del vincolo familiare, sono elemento di stabilità sociale e di continuità della presenza di un nucleo sociale solidale nella società.
Orientarsi verso questo tipo di famiglia non è un problema per chiese come la nostra che fin dalla sua origine si sono proposte a tutela delle scelte affettive delle persone, quali che fossero, perché comunque fondate sull’amore, sul rispetto reciproco, sulla volontà di creare relazioni stabili, tutti valori contenuti nel messaggio cristiano e che a nostro avviso un cristiano non può che accogliere.
Altre denominazioni religiose invece, avendo da sempre assunto posizioni fortemente e rigidamente contrarie non possono nascondersi le contraddizioni insite in un eventuale mutamento della loro posizione verso la struttura della famiglia tradizionale.
Le migrazioni offrono però, come ben sottolinea il professor Giovanni Cimbalo, ordinario di diritto ecclesiastico all’Università di Bologna, un’occasione alternativa importante sia per la rinascita dell’appartenenza confessionale che per la riproposizione della visione tradizionale di famiglia. Anche se molti migranti appartengono alla confessione islamica, le chiese cristiane che scelgono questa strada (come, appunto, la cattolica romana) confidano di poter vincere nel tempo il confronto attraverso l’ecumenismo e un richiamo alle tradizioni delle popolazioni dell’est europeo, che costituiscono attualmente una buona percentuale dei migranti presenti in tutta Europa.
La scelta delle popolazioni europee laicizzate sembra invece essere quella di ricercare una nuova identità che prescinde dal cristianesimo, ovvero che riconosce nella predicazione del Vangelo oggi l’impossibilità di prescindere dal rifiuto di concezioni arcaiche quali quello della famiglia, intesa come unità produttiva e di comando del maschio sulla femmina, opposizione all’emancipazione della donna e dei minori, visione della cura degli anziani, affidata ai soggetti deboli dell’unità familiare. Il che presuppone la visione, quindi, di un Dio maschio, bianco, eterosessuale, virile, guerriero e discriminante, come ben evidenzia la pastora battista Elizabeth Green nel suo volume “Il Dio sconfinato”.
In questa situazione, il diritto a una morte dignitosa, la valorizzazione dell’individuo, la parità uomo donna, l’apertura del matrimonio e delle convivenze agli appartenenti allo stesso sesso, il diritto alla procreazione assistita, il diritto alla scelta della maternità, divengono i caratteri distintivi forti della riscoperta di un’etica cristiana rispettosa della persona, fondata sulla solidarietà, aperta all’essere umano con tutto il suo bagaglio di storia personale e sociale, e terreno di incontro e di dialogo con la laicità europea.
Sono questi e non altri i valori “forti” che gli irlandesi hanno mostrato di condividere con il loro voto massiccio a favore dell’apertura al matrimonio egualitario, volendo risolutamente unirsi alla maggioranza dei Paesi europei in questa scelta di nuovi valori. Una condivisione che non deve porli di fronte alla scelta fra essere o non essere cristiani ma che li può far essere cristiani più fondati sull’amore che sulla dottrina tradizionale.
La Chiesa cattolica romana sta invece elaborando una strategia contro la predominanza di questi nuovi valori in Europa, cercando alleanze inedite. L’invito rivolto alle Chiese Ortodosse di trovare una data unica per la celebrazione della Resurrezione è un segnale chiaro in questa direzione. Il Vaticano è consapevole di due fatti che vanno considerati: da un lato che nell’Europa occidentale sono presenti consistenti nuclei di popolazione di religione ortodossa; dall’altro che la libertà religiosa riconosciuta nei paesi dell’est europeo dopo la caduta dei regimi comunisti ha dato anche alla chiesa cattolica la possibilità di espandersi in quei territori. L’alternativa è quindi porsi in condizioni di contrasto o allearsi.
La scelta è chiara. Da qui il forte desiderio di questo papa di andare al più presto a Mosca, in modo da ricostruire l’unità di intenti e la collaborazione con la “Terza Roma”, la Chiesa di Mosca, dopo aver rinsaldato – seguendo la politica dei suoi predecessori – i legami con il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Realizzando l’unità di azione con gli ortodossi si ricostruirebbe l’unità operativa delle Chiese cristiane, con il risultato non secondario di poter contrapporre un’unità dei cristiani all’islam aggressivo, inaugurando una politica di buon vicinato con quello più tollerante e moderato, sostenuto da comuni iniziative interreligiose.
In questa strategia però non trovano, né potrebbero trovare posto le Chiese protestanti, molte delle quali, in particolare quelle storiche europee, luterane, di ispirazione calvinista o riformate in genere, sono considerate ormai coinvolte, se non addirittura all’origine, della rielaborazione di valori avviata dalle popolazioni europee. Prova ne sono le loro aperture in materia di eutanasia, aborto, procreazione assistita, matrimonio egualitario, morale sessuale ed economica.
Questo fraintendimento del ruolo delle chiese protestanti nel cambiamento dell’Europa, rende sicuramente più difficile un riavvicinamento ecumenico, e non può cambiare questo fatto la visita del Papa alla Chiesa Valdese di Torino, una visita che ha le sue radici più in fatti personali della vita del Vescovo di Roma (le sue esperienze con i valdesi del Rio della Plata) che non in un obiettivo politico reale. Per questo riteniamo che l’avvenimento sia stato eccessivamente enfatizzato da alcuni media.
Le chiese protestanti non hanno promosso, per certi aspetti purtroppo, alcun cambiamento. La differenza sta nel modo di leggere le Scritture e di comprenderne il senso. Non sono le Chiese, tranne rari casi quali quello della MCC negli USA, che sono state istituzionalmente promotrici di questi cambiamenti. Sono la teologia della Riforma e la storia della sua applicazione che hanno svolto un ruolo fondamentale per favorire da un lato i diritti individuali, promuovere modelli a-gerarchici e ribadire sempre e comunque l’indipendenza reciproca tra Stato e Chiese. Questo è il vero ruolo culturale e filosofico svolto dal protestantesimo europeo negli ultimi cinque secoli, che non corrisponde all’idea del Papa di “nuova evangelizzazione” del nostro continente: la chiesa di Roma in realtà ripropone, anche con apprezzabili aperture di giustizia, un modello mitico della societas cristiana medioevale; il protestantesimo, invece, cerca di proiettarsi nel futuro accogliendo le istanze di una società in continuo cambiamento, alla ricerca di valori di riferimento ed alla quale il protestantesimo può offrire una visione del mondo più egualitaria, recuperando la semplicità e l’umiltà anche economica delle Chiese descritte nel Nuovo Testamento.

Marta Torcini

La sofferenza dell’uomo e la fiducia in Dio da parte dei cristiani

Simone ha 38 anni. Era un ragazzo pieno di vita, cresciuto in oratorio salesiano, giocava a calcio anche con discreta fortuna in categorie professionistiche, poi – dopo il ritiro – aveva cominciato a lavorare onestamente e con soddisfazione. Donnaiolo, aveva messo la testa a posto fidanzandosi con una bella ragazza con cui sognava matrimonio e figli. Due anni fa è dimagrito in poche settimane di quasi venti chili ed è stato molto male. Lo hanno ricoverato in ospedale, la situazione era molto grave: Aids conclamato. Lo salvano per un pelo, grazie alle medicine di nuova generazione, ora sta un po’ meglio ma il mondo gli è crollato addosso. Non sa come può aver contratto il terribile virus, forse una scappatella giovanile ed è poi rimasto silenzioso per almeno dieci anni, non sa più come andare avanti con la propria fidanzata che è rimasta immune dal contagio, non sa come placare il senso di colpa. Come un lebbroso cerca in Gesù non solo l’impossibile guarigione fisica ma soprattutto la speranza nel futuro e nell’abbraccio paterno di Dio.
Paola ha 32 anni, ha studiato Economia e Commercio, è assistente in uno studio commercialista. Qualche mese fa ha avuto qualche giorno di febbre inspiegabile e una infiammazione che non andava mai via, ma non ci ha fatto troppo caso. La vita è così frenetica per una giovane donna in carriera, tra lavoro, amici, fidanzato, trucco, immagine… La società è così esigente e non perdona nessuna distrazione, ritardo, errore, debolezza. Qualche giorno dopo accusa una stanchezza sempre maggiore e il suo medico gli prescrive delle analisi. E’ leucemia linfocitaria. Adesso sta combattendo la sua battaglia contro questa malattia in un ospedale romano. Come la donna cananea invoca il Signore per avere almeno le briciole dei piatti imbanditi per la festa, per avere affetto, consolazione, fiducia.
Giorgio ha 29 anni, una moglie e tre figli, il più grande di 9 anni. Una famiglia costruita precocemente ma molto felice, almeno fino a qualche tempo fa. Da sei mesi Giorgio ha perso il suo lavoro dopo che l’anno precedente non era stato rinnovato il contratto nemmeno a sua moglie. Senza un soldo, gli ammortizzatori sociali già finiti per pagare debiti e bollette. Questo Natale la sua famiglia non solo non ha le risorse per i regali ma nemmeno per pagare il riscaldamento di casa e il padrone di casa minaccia lo sfratto. Il capofamiglia si è umiliato in tutti i modi cercando anche i lavori più umili e andando in chiesa, anche in alcune delle chiese evangeliche, per chiedere soldi e cibo. E’ un bel ragazzo, ha persino pensato di prostituirsi per sfamare i propri figli. Come il padre del ragazzo epilettico grida al cielo il proprio dolore e chiede a Gesù “tu, se puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”.
Non sono storie inventate, sono storie vere, magari leggermente modificate per riservatezze, di persone conosciute in carne ed ossa, sono storie di persone che potremmo incontrare alla fermata del bus, al supermercato, all’ufficio postale, a scuola o a lavoro.
Ci sono tante persone che soffrono nella nostra ingiusta società: non dimentichiamocene mai!

Andrea Panerini

Giubileo straordinario, quando il Vaticano perde il pelo ma non il vizio

Lo scorso 14 marzo il pontefice della Chiesa cattolica romana, il vescovo di Roma Francesco ha annunciato che il prossimo 8 dicembre si aprirà a Roma un anno giubilare straordinario. Un giubileo dedicato alla “misericordia” nell’anniversario della chiusura del secondo Concilio Vaticano.
La motivazione avrebbe il suo perché (e infatti ha subito emozionato tanti commentatori sprovveduti, anche di parte evangelica) se non fosse minata da due osservazioni di fondo: la prima è che il giubileo è quanto di più anti-ecumenico e mondano (per non dire simoniaco) possa fare il Vaticano. Non solo esclude tutte le altre confessioni cristiane ma è anche alla base della dottrina delle indulgenze, la stessa dottrina, ma veramente rinnegata né riformulata, che ha dato avvio alla Riforma protestante. Il giubileo è di per sé simoniaco e un espediente usato per riempire ulteriormente le casse vaticane.
La seconda motivazione è che l’indizione di un giubileo per ricordare il Vaticano II da parte di un papa conservatore, oppositore della teologia della liberazione come Bergoglio è semplicemente una presa in giro per molti credenti. Papa Francesco si sta rivelando un’ottima operazione di marketing da parte della elitè cattoliche che vede la popolarità del clero e le chiese di nuovo meno vuote dopo i desolanti (ma sinceri) anni di Ratzinger. Il rischio conclamato (praticamente una certezza) è di avere una fregatura simile a quella della Dichiarazione congiunta cattolica-luterana sulla giustificazione del 1999 a cui è seguito un giubileo, quello di Giovanni Paolo II del 2000, pieno di devozione cattolica che andava nel verso contrario.
Fa quindi un po’ impressione sentire il moderatore della Tavola valdese emozionarsi per la “storica” visita di un papa al tempio valdese di Torino.
“Abbiamo voluto segnali di collaborazioni importanti, per esempio il messaggio augurale del papa all’ultimo sinodo valdese” (dove peraltro si invoca su un’assise protestante la protezione della Madonna), dice il moderatore Bernardini. Il fatto è che questo non è un accadimento interno alla sola chiesa valdese ma coinvolge tutte le chiese protestanti (e anche oltre) in Italia. E ci fa capire quale sia il problema di alcune chiese “storiche” nel nostro paese.
Da parte nostra, oltre a consigliare a Bernardini – nell’atto di ricevere un papa gesuita – di rileggersi Lutero oltre ai testi che parlano dei massacri dell’Inquisizione romana nei confronti dei valdesi, abbiamo il preciso obbligo di predicare l’Evangelo in tutta la sua carica urticante anche in quest’occasione.
Allontana da me il rumore dei tuoi canti! Non voglio più sentire il suono delle tue cetre! Scorra piuttosto il diritto come acqua e la giustizia come un torrente perenne! dice il profeta Amos (5,24-25) per ricordare al popolo d’Israele e poi alla Chiesa che essa non deve compiacersi dei riti, dei riflettori, dei titoli dei giornali, affiancarsi a pratiche dubbie e farsi vedere in compagnia di chiunque ma servire umilmente Dio cercando di eliminare l’ingiustizia (in primo luogo quella sociale) giorno per giorno. Forse servono più predicatori dell’Evangelo e meno radical-chic da salotto

Andrea Panerini

La nostra Comunità cristiana è ora una realtà!

E’ nata a Firenze la prima comunità cristiana affiliata in Italia alla Universal Fellowship of Metropolitan Community Churches cioè alla fratellanza delle Chiese delle Comunità Metropolitane. Si tratta della Comunità cristiana «Agape» Firenze – Chiesa della Comunità Metropolitana (MCC) che è stata accreditata dalla sede centrale (in Florida, USA) a metà novembre (www.mccfirenze.org). Le MCC sono una fratellanza internazionale di congregazioni cristiane, interconfessionali ed ecumeniche, ma su posizioni dottrinali più vicine al protestantesimo fondata a Los Angeles (USA) nel giugno 1969 dal rev. Troy Perry. Ne fanno parte attualmente oltre 250 congregazioni in 24 Paesi, e la fratellanza conduce un’opera missionaria particolare verso tutte le minoranze (etniche, culturali, di genere, di orientamento sessuale) e che attribuisce un particolare significato alla predicazione della giustizia sociale, alla salvaguardia del Creato e al rispetto degli animali. La fratellanza ha uno stato di Osservatore ufficiale nel Consiglio Ecumenico delle Chiese. Nonostante la vulgata comune l’abbia ribattezzata come la «Chiesa dei gay» la MCC è una Chiesa cristiana, che predica l’Evangelo di Gesù Cristo nella sua interezza, nel suo scandalo e nel suo contrasto con il mondo. Come scrive l’apostolo Paolo: “noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia” (1 Corinzi 1,23). Esprime una particolare vicinanza alle persone LGBT e alle loro battaglie per i diritti civili, come il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso, la celebrazione di questi matrimoni in chiesa, la riflessione sulla sessualità umana, sul fine vita, il lavoro, la giustizia sociale, gli animali e la salvaguardia del Creato, l’aiuto alle persone sieropositive. Primo pastore della congregazione fiorentina (che ha giurisdizione su tutta la Toscana) è stato nominato il piombinese Andrea Panerini, 31 anni, omosessuale dichiarato, laureato in Teologia a Roma presso la Facoltà valdese.
«Sono felice e orgoglioso di aver ricevuto questo incarico pastorale – dichiara Panerini – soprattutto per una fratellanza di chiese cristiane democratica e plurale come la MCC. La sfida è difficile, perché si tratta di trarre quasi dal nulla una chiesa cristiana, con l’aiuto del piccolo gruppo che mi ha interpellato e con cui abbiamo dato inizio a quest’avventura. Al di là delle importantissime questioni etiche vorrei che innanzitutto noi fossimo veramente capaci di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo a tutti e tutte e di trasmettere l’amore di Dio a ogni Sua creatura.»

Per informazioni sulla MCC Firenze si può consultare il sito http://www.mccfirenze.org, scrivere alle emails info@mccfirenze.org e pastore@mccfirenze.org, telefonare al numero 389.8858211, iscriversi al gruppo di Facebook:
http://www.facebook.com/groups/chiesacomunitametropolitanafirenze/

Biografia del pastore Panerini
Andrea Panerini è nato a Piombino (Livorno) nell’agosto del 1983. Dopo aver conseguito la maturità classica a Piombino si è laureato in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Firenze con una tesi su “La Repubblica degli eguali”: la teoria della proprietà nel pensiero politico di Babeuf. Aveva già conseguito nel 2001 un attestato in Scienze sociali rilasciato dall’Università di Pisa. Nel gennaio 2014 ha conseguito la laurea in Teologia presso la Facoltà valdese di teologia di Roma con una tesi su Religione e progresso. Il cristianesimo come culmine della moralità e della spiritualità dell’uomo nel rapporto tra Giuseppe Mazzini e Félicité de Lamennais.
Cresciuto in una famiglia operaia cattolica, tra don Milani e la teologia della liberazione, ha fatto parte durante l’adolescenza e la prima gioventù della Gioventù Francescana e dell’Azione Cattolica. A 23 anni si è convertito all’Evangelo nella confessione protestante non rinunciando, tuttavia, al suo spirito libero, critico e non conformista arrivando alla convinzione che la comunità cristiana è tanto più autentica quando ha meno sovrastrutture. E’ stato Predicatore locale iscritto nei ruoli dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi in Italia, ha compiuto tirocini pastorali ed ha svolto le funzioni di pastore pro tempore per periodi di varia entità con le Chiese valdesi di Firenze, Bobbio Pellice (TO) e Milano e con le Chiese metodiste di Roma (Via XX settembre), Terni e Vicenza.
Dal novembre 2014 è candidato alla sede pastorale della Comunità cristiana “Agape” – Chiesa della Comunità Metropolitana (MCC) di Firenze.
Studioso di Storia dei sistemi politici e costituzionali, di Storia del Risorgimento e di Storia della Chiesa, ha pubblicato numerosi volumi di saggistica e di poesia, tra cui gli ultimi significativi che possiamo citare sono “Litanie arabe” (La Bancarella ed., 2010), la curatela del volume di Giuseppe Mazzini “Dal concilio a Dio e altri scritti religiosi” (Claudiana, 2011), “Elementi così sospetti e poco desiderabili” (La Bancarella, 2012), la storia degli ebrei di Piombino e Val di Cornia sotto le persecuzioni razziali e il pamphlet “Italia, paese cristiano?” (La Bancarella, 2012). Ha anche scritto un saggio su Il Dio di Mazzini nell’antologia di saggi “Mazzini. Vita, avventure e pensiero di un italiano europeo” a fianco di studiosi di livello nazionale ed internazionale quali Giuseppe Monsagrati, Roland Sarti e Anna Villari.
Per contatti diretti: pastore@mccfirenze.org – 389.8858211