Unioni civili: la Chiesa della Comunità Metropolitana (CCM/MCC) preoccupata e insoddisfatta dell’esito legislativo

Giunti al termine della discussione al Senato sul ddl circa le unioni civili la Chiesa della Comunità Metropolitana (CCM/MCC) italiana, rappresentata dalle due comunità di Firenze e Lecco esprime la sua forte preoccupazione e insoddisfazione per il risultato ottenuto dal legislatore – in mezzo a una vera e propria miseria sia etica che culturale – in questo campo, ribadendo che la via maestra per dare i diritti civili alle coppie formate da persone dello stesso sesso sia il matrimonio egualitario. «Non desideriamo scendere nella polemica politica – ribadiscono il Moderatore del Presbiterio della CCM di Firenze, Rev. Andrea Panerini e il pastore della comunità “Il Cerchio” Lecco, don Mario Bonfanti – ma sentiamo il dovere e il diritto, da cristiani, di segnalare una preoccupazione sia sul metodo che sul merito di questo provvedimento legislativo. Il ddl Cirinnà segnava già un compromesso al ribasso e si è voluto mutilarlo ulteriormente stralciando la norma sull’adozione del figlio del partner (la cosiddetta stepchild adoption) e del vincolo di fedeltà tra i due contraenti, una scelta incomprensibile e lesiva della dignità delle persone LGBTIQA. Inoltre si è voluto approvare una legge sui diritti civili comprimendo la libertà di discussione parlamentare con un intervento improprio dell’esecutivo. Il compito dello Stato – concludono Panerini e Bonfanti – anche in una visione cristiana è la preservazione del diritto, della giustizia e della pace e ci sembra davvero che il legislatore italiano abbia, ancora una volta di più, mancato il suo obbiettivo costitutivo.» La Chiesa della Comunità Metropolitana – che a livello internazionale è stata la prima confessione cristiana a celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso in chiesa fin dagli ormai anni settanta – continuerà a pregare e a combattere affinché il diritto delle persone LGBTIQA ad avere il matrimonio egualitario possa essere finalmente anche riconosciuto dall’Italia, rivendicando anche una necessaria laicità della nostra Repubblica.

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