La sofferenza dell’uomo e la fiducia in Dio da parte dei cristiani

Simone ha 38 anni. Era un ragazzo pieno di vita, cresciuto in oratorio salesiano, giocava a calcio anche con discreta fortuna in categorie professionistiche, poi – dopo il ritiro – aveva cominciato a lavorare onestamente e con soddisfazione. Donnaiolo, aveva messo la testa a posto fidanzandosi con una bella ragazza con cui sognava matrimonio e figli. Due anni fa è dimagrito in poche settimane di quasi venti chili ed è stato molto male. Lo hanno ricoverato in ospedale, la situazione era molto grave: Aids conclamato. Lo salvano per un pelo, grazie alle medicine di nuova generazione, ora sta un po’ meglio ma il mondo gli è crollato addosso. Non sa come può aver contratto il terribile virus, forse una scappatella giovanile ed è poi rimasto silenzioso per almeno dieci anni, non sa più come andare avanti con la propria fidanzata che è rimasta immune dal contagio, non sa come placare il senso di colpa. Come un lebbroso cerca in Gesù non solo l’impossibile guarigione fisica ma soprattutto la speranza nel futuro e nell’abbraccio paterno di Dio.
Paola ha 32 anni, ha studiato Economia e Commercio, è assistente in uno studio commercialista. Qualche mese fa ha avuto qualche giorno di febbre inspiegabile e una infiammazione che non andava mai via, ma non ci ha fatto troppo caso. La vita è così frenetica per una giovane donna in carriera, tra lavoro, amici, fidanzato, trucco, immagine… La società è così esigente e non perdona nessuna distrazione, ritardo, errore, debolezza. Qualche giorno dopo accusa una stanchezza sempre maggiore e il suo medico gli prescrive delle analisi. E’ leucemia linfocitaria. Adesso sta combattendo la sua battaglia contro questa malattia in un ospedale romano. Come la donna cananea invoca il Signore per avere almeno le briciole dei piatti imbanditi per la festa, per avere affetto, consolazione, fiducia.
Giorgio ha 29 anni, una moglie e tre figli, il più grande di 9 anni. Una famiglia costruita precocemente ma molto felice, almeno fino a qualche tempo fa. Da sei mesi Giorgio ha perso il suo lavoro dopo che l’anno precedente non era stato rinnovato il contratto nemmeno a sua moglie. Senza un soldo, gli ammortizzatori sociali già finiti per pagare debiti e bollette. Questo Natale la sua famiglia non solo non ha le risorse per i regali ma nemmeno per pagare il riscaldamento di casa e il padrone di casa minaccia lo sfratto. Il capofamiglia si è umiliato in tutti i modi cercando anche i lavori più umili e andando in chiesa, anche in alcune delle chiese evangeliche, per chiedere soldi e cibo. E’ un bel ragazzo, ha persino pensato di prostituirsi per sfamare i propri figli. Come il padre del ragazzo epilettico grida al cielo il proprio dolore e chiede a Gesù “tu, se puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”.
Non sono storie inventate, sono storie vere, magari leggermente modificate per riservatezze, di persone conosciute in carne ed ossa, sono storie di persone che potremmo incontrare alla fermata del bus, al supermercato, all’ufficio postale, a scuola o a lavoro.
Ci sono tante persone che soffrono nella nostra ingiusta società: non dimentichiamocene mai!

Andrea Panerini

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