«Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto»

Predicazione del past. Andrea Panerini il 12 aprile 2015, domenica “in albis”

La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi». Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».
Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò». Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!» Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Giovanni 20,19-31

Cari fratelli e care sorelle,
che potente brano di fede è questo! Che schiaffo deciso alla nostre convinzioni di uomini moderni, sensati e razionali oggi ci dà il Vangelo di Giovanni!
Cosa altro è la Resurrezione del Cristo se non uno smontare tutte le leggi che l’uomo si è dato, un superare la logica dell’uomo vecchio per andare nella nuova dimensione della fede in Cristo?
Pace a voi! Dice Gesù agli apostoli. Era questo il saluto ordinario degli Orientali, e come tutti i saluti aveva quasi perduto coll’uso ogni significato. Ma il Signore ne fa qui uso con una forza speciale. Con queste parole: “Pace a voi”, egli vuole prima di ogni cosa espellere il timore che i loro nemici potessero rompere le porte, per trascinarli in carcere e forse alla morte. Vuol quindi dissipare il terrore superstizioso che la subitaneità della sua apparizione aveva ingenerato nei loro cuori. Ma soprattutto egli le pronunzia come una conferma di quel dono della “pace”, che già aveva fatto loro, quando essi erano afflitti per la imminente sua dipartenza (Giovanni 14:27), e per accertarli che perdonava il loro abbandono nel Getsemani. Esse suonano: “La mia pace, la pace con Dio, la pace della coscienza, la pace del perdono, sia con voi. Possedetela come il frutto della mia passione, della mia croce e come il dono gratuito fattovi da Dio”.
Gesù porta la pace alle nostre vite, non la pace che noi desideriamo, la falsa pace dello sfruttamento, dell’ingiustizia, delle nostre comodità materiale, ma la pace scomoda che porta alla vera riconciliazione con il Padre e con i nostri fratelli e le nostre sorelle. Una pace che ci deve riconciliare innanzitutto con il nostro profondo io, con la nostra coscienza, con la nostra vocazione di vita. Una pace che considera l’altro/a non come un limite da rispettare, come nella concezione liberale, ma l’oggetto del nostro amore incondizionato come Gesù ci ha perdonato e amato dalla croce e ci ha salvato con la sua Resurrezione. Salvati dal nulla, dal buio del non senso e dell’insignificanza cioè della perdita di ogni significato della nostra vita. Gesù ci salva da noi stessi e dal Tentatore e ci dà la sua pace, dove noi ci possiamo rifugiare nei momenti di abbandono e di tristezza, sicuri che se anche gli uomini e le donne ci lasceranno, Cristo non ci lascerà mai.
«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò» dice Tommaso, che ci rappresenta tutti. Rappresenta in maniera particolare l’uomo moderno che si affida alla scienza, alle leggi della fisica, che crede solo in quello che riesce a vedere, quantificare, comprendere. Ovvero, non crede veramente in nulla poiché la fede necessita non una certezza materiale ma un affidarsi a Dio in maniera assoluta e incondizionata. Quanto è poca la nostra fede, allora! Quanto siamo vicini a Tommaso, non è forse vero? Siamo capaci tutti i giorni di affidarci completamente a Dio oppure la nostra natura razionale e utilitaristica rientra dalla finestra anche quando abbiamo tentato in ogni modo di cacciarla dalla porta? Anche quando la presenza di Dio è così viva ed evidente preferiamo pensare che le cose accadano per un complesso di leggi che abbiamo codificato o per il semplice caso. Non che la scienza in sé sia inutile o anti-cristiana, ma bisogna considerare la conoscenza scientifica come un dono di Dio e non come un delirio di onnipotenza del genere umano che pretende di tutto cambiare, tutto conoscere e addirittura di brevettare gli organismi viventi, somma offesa al Creatore.
Gesù sa che la nostra fede è debole e incerta, conosce il nostro peccato, sa quanto bisogno abbiamo di simboli, di gesti, di liturgie che ci avvicinino a Lui. Gesti che senza questa finalità perdono ogni senso e diventano una ritualità vuota, un formalismo alienante. Gesù sa che non sempre sappiamo abbandonarci a Lui come quando ci lasciamo cadere all’indietro nella certezza che qualcuno ci afferrerà e non permetterà che ci facciamo del male. Chi di noi si affiderebbe al proprio compagno di sedia con questa fiducia incondizionata?
«Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» Noi, a differenza di Tommaso, non abbiamo davanti il corpo risorto di Cristo in cui vedere le piaghe nelle mani e il segno della lancia nel costato. Eppure Dio ci chiama a sé e ci concede di aver fede in Lui, una fede imperfetta e condizionata dal peccato ma ancora una fede che ci raduna ancora qui ed oggi ad essere Chiesa. Una Chiesa che non è certo un luogo fisico né un circolo ricreativo, né un dopolavoro e nemmeno un circolo culturale. Tantomeno dovrebbe essere un luogo di ritrovo per parlare male di questa persona o di quell’altra, ma una fraternità forte e totalizzante basata sulla comune fede nel Risorto, vero e unico capo della sua Chiesa nel proponimento di seguire i suoi insegnamenti nell’amore reciproco. Non è la Chiesa dove ognuno pretende di toccare il costato ma dove si ha fiducia che Dio ci guida e ci sostiene nelle avversità come nelle circostanze liete. La fede in Cristo è esigente, non è a corrente alternata, non si nutre né di tradizioni fine a se stesse né di salotti radical chic ma si abbevera alla Parola di Dio e cerca gli ultimi della Terra per testimoniare l’amore di Dio. Amen

Andrea Panerini

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