«Parla, poiché il tuo servo ascolta»

Predicazione di Andrea Panerini del 18 gennaio 2015 per la MCC Firenze

La lampada di Dio non era ancora spenta e Samuele era coricato nel tempio del SIGNORE dove si trovava l’arca di Dio. Il SIGNORE chiamò Samuele, il quale rispose: «Eccomi!» Poi corse da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Eli rispose: «Io non ti ho chiamato, torna a coricarti». Ed egli andò a coricarsi.
Il SIGNORE chiamò Samuele di nuovo. Samuele si alzò, andò da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Egli rispose: «Figlio mio, io non ti ho chiamato; torna a coricarti». Ora Samuele non conosceva ancora il SIGNORE e la parola del SIGNORE non gli era ancora stata rivelata. Il SIGNORE chiamò di nuovo Samuele, per la terza volta. Ed egli si alzò, andò da Eli e disse: «Eccomi, poiché tu mi hai chiamato». Allora Eli comprese che il SIGNORE chiamava il bambino. Ed Eli disse a Samuele: «Va’ a coricarti; e, se sarai chiamato ancora, dirai: “Parla, SIGNORE, poiché il tuo servo ascolta”». Samuele andò dunque a coricarsi al suo posto.
Il SIGNORE venne, si fermò accanto a lui e chiamò come le altre volte: «Samuele, Samuele!» E Samuele rispose: «Parla, poiché il tuo servo ascolta».

1 Samuele 3,3-10

Cari fratelli, care sorelle,
arriva il momento, in ognuno di noi, in cui è necessario scoprire la vocazione che Dio ci ha riservato nella vita. Arriva il momento, in ognuno di noi, in cui il Signore ci parla. Possiamo ignorarlo, possiamo confondere la Sua voce con il frastuono del nostro inutile mondo, possiamo sentirlo e decidere coscientemente di ignorarlo, ma Lui ci parla. Il mondo che ci circonda ci dirà: «Io non ti ho chiamato, torna a coricarti», torna ad anestetizzarti la mente con questa alienazione, ma Lui ci ha chiamato e ci chiama perché noi siamo preziosi ai suoi occhi e perché siamo nati con uno scopo. Forse ci sarà qualcuno o qualcuna, che come Eli, ci rivelerà che la voce che sentiamo è quella del nostro Dio.
Questo, in tutta evidenza, è un racconto di vocazione. Sono molti gli sviluppi del tema della vocazione nei profeti: Amos (7,15), Isaia (6,1-10), Geremia (1,4-10), Ezechiele (capp. 2-3) ma si risale ad Abramo (Gen. 12,1-3), ed a Mosé che svolge il ruolo di liberare di schiavi (Es. 3). Si esprime così l’idea fondamentale che la storia degli uomini e del mondo è nelle mani di Dio che indirizza verso progetti che solo lui conosce con la forza della sua Parola e con la Sua santissima volontà. Samuele era figlio di Anna, una donna sterile che – pregando il Signore a Silo, dove era sacerdote Eli – ottiene di partorire un figlio, mettendo così fine alla sua afflizione. Essa ha offerto, in ringraziamento, come voto al Signore, il suo primogenito facendolo servire presso il santuario di Silo, dove risiedeva l’arca del Signore (1Sam 1-2).

«Parla, poiché il tuo servo ascolta». La parola di Dio si fece udire a Samuele nella notte, proprio quando tutto è silenzio e l’uomo è solo con se stesso, con i propri pensieri, i propri tormenti, i propri dolori e le tentazioni. Samuele dormiva per terra su di una stuoia. Le sette lampade erano accese perché Samuele non era negligente: esse dovevano essere accese giorno e notte come prescritto, per esempio, in Es 27,20.

Il testo dice che in quei tempi la parola di Dio non si faceva udire che raramente e questo perché Israele spesso guardava ai culti cananei e anche nel santuario di Silo c’era disordine e sopruso (2,12) con i fedeli, e anche lussuria (2,22) con le donne di servizio nell’atrio, come ci dice il testo masoretico mentre altri manoscritti, forse per l’imbarazzo, omettono. Lussuria, disordine e trasgressione nella casa del Signore! Un’infamia per ogni ebreo osservante, un’ammissione della corruzione del culto del Signore, di una predicazione errata, di una condotta riprovevole.
E non c’è oggi forse, anche prostituzione nella vigna del Signore, confusione nella Sua santa Chiesa, lussuria sfrenata nascosta da talari ipocrite? Non c’è forse anche lo spettacolo indecoroso di un cristianesimo prigioniero compiaciuto del mondo che dovrebbe combattere e adoratore del signore di questo mondo invece che di Cristo?
«Parla, poiché il tuo servo ascolta». Viene da immaginare Samuele nella tenda. Fuori la notte silenziosa. Dentro la luce delle sette lampade. Dietro il velo la presenza dell’arca.
Un giovinetto che può cominciare a dubitare di aver sentito bene o della propria salute mentale. Eppure persevera sino a farsi spiegare che, probabilmente, è la voce del Signore. Samuele persevera e obbedisce: quello che il Signore richiede a ogni credente. La perseveranza di non lasciarsi abbattere dalle avversità e dai problemi con la consapevolezza che molto spesso non si verrà creduti, apprezzati. L’obbedienza che ci chiede sapendo che Egli è il Signore della nostra vita e ci ha fatto nascere, a ognuno di noi, per un motivo preciso, perché ognuno/a di noi è unico e amato da Dio.
samuele1«Parla, poiché il tuo servo ascolta». Ogni giorno ci mettiamo in discussione per mille motivi. Nel nostro lavoro, nell’amore, nelle relazioni, nella Chiesa, il Signore ci chiama e ci mette alla prova. Non per un gusto sadico ma perché vuole verificare che noi rispondiamo alla Sua vocazione. Che noi facciamo l’operatore ecologico o quello sociale, che noi facciamo il parrucchiere o fornaio, che noi facciamo il pastore o l’impiegato (a volta le due cose coincidono), il Signore ci ha affidato una missione su questa terra. Missione che dobbiamo adempiere il meglio possibile, con tutti i nostri limiti, difetti, presunzioni, con il nostro peccato. Ma tutto questo non ci esenta dal dover fare il nostro dovere e dal trasformare tutta la nostra vita in un’unica preghiera al Dio vivente.
Signore, fa che quando tu ci chiamo per nome noi, come Samuele, possiamo rispondere: «Parla, poiché il tuo servo ascolta».

Andrea Panerini

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